INTERVISTE

Maku Go Intervista di Luglio 1997

In una calda serata d’estate in quello che è stato definito “G-Studio” incontriamo il G sardo Maku Go esponente dei Sardo Triba.

RF: Io direi di incominciare con la presentazione del gruppo.

Maku: La S.T. è formata da Maku go, Dj Zisto e Micio Piss. Nasce circa 4 anni fa dalla fusione di un paio di gruppi nati pista. Alla fine (senza raccontarti il resto) ci siamo trovati io e Zisto che facevamo tutto da soli. Dopo un paio d’anni abbiamo ribeccato Micio P che da skater si è rivelato produttore.

RF: Che cosa significa il vostro nome?

M: Sardo T. è un nome generico che ci siamo dati in una strana circostanza e poi è rimasto: la ST è la gente “originale” del pistino da quando abbiamo cacciato la gente che non ci faceva un cazzo e ci dava solo fastidio. Quelli che sono rimasti dall’era dello skate ad oggi, quelli sono originali.

RF: Che genere di Rap fate?

M: Facciamo G-Funk perché non siamo jolly. Tra il jolly e il gaggiales preferiamo essere definiti gaggiales!

RF: Come nasce la collaborazione con i Cronici?

M: Abbiamo beccato i Sottotono a Roma che suonavano prima di Warren G: avevamo delle cassette di un vecchio demo e l’ho data a Tormento, dopo di che si deve essere bollato (scherzo) e mi ha rintracciato. Da allora abbiamo iniziato ad inventarci storiacce come quella dei Cronici, però noi, a differenza di altri le cose le mettiamo in pratica. Ho sentito anch’io chi ha detto che abbiamo preso la strada più facile per uscire, ma non ho mai dato spiegazioni ne lo farò adesso. Non siamo altro che dei ragazzi sardi che ci sanno fare e che si meritano quello che hanno.

RF: Di cosa parlano i vostri testi?

M: I testi parlano principalmente della vita che facciamo in una città solare come Cagliari, nient’altro e soprattutto niente bugie.

RF: Quali sono i vostri progetti futuri?

M: Il futuro è strano, non si sa mai cosa potrebbe accadere! Comunque con l’S.T.C. al completo demo penso che non ne faremo altri, infatti l’ultimo si chiama “I tempi d’oro” proprio per questo. Probabilmente presto uscirà il demo di ZISTO, prodotto da lui e Micio P con qualche collaborazione mia e di eventuali altri. Nel frattempo io, Micio Peace e DJ MP siamo in studio per preparare le basi di un progetto che preferisco non svelare.

RF: Cosa ne pensi della scena Hip Hop Italiana?

M: Io mi faccio i fatti miei con i Cronici, a limite i Lirical Gang di Torino. Per il resto sono d’accordo con una frase degli Articolo 31: “Siamo fuori”.

RF: Cosa vedi nel futuro dell’HH Sardo?

M: Bisognerebbe che i ragazzini si rendessero contro delle possibilità che hanno e decidessero senza troppe cazzate di fare le cose in modo serio. Il rap non è né un gioco né uno scherzo ormai, e qui in Sardegna viviamo la vita giusta per farlo.

RF: Qualche tempo fa ho avuto modo di sentire il vostro programma su RADIO X, perché non ce ne parli?

M: X COAST è un programma nuovo e che deve distinguersi dagli altri che girano su RADIO X: è un programma che deve derivare dalla strada quindi deve essere svolto usando il linguaggio più libero e slangato. Si svolge in 3 parti: la prima è dedicata alla musica americana, prevalentemente West, ma non solo e presenteremo gli ospiti ogni qualvolta ce ne saranno. La roba che sentirete sarà quella migliore che spesso e volentieri non viene cagata. Nella mezzora successiva MAVER finalmente inserisce anche l’Hip Hop italiano su RADIO X e ci sarà anche qualche mio intervento. L’ultima mezzora è dedicata ai demo e ai mixtapes, quindi Dj’s, Mc’s e produttori datevi da fare. Il nostro è un altro tentativo di far crescere la scena prima con queste cose, perché secondo me è importante che prima ci si organizzi, si formino delle crike ben organizzate che facciano le cose seriamente. E’ inutile che un gruppo tenti solo di fare un disco e di fare successo a culo, sperando di beccare qualcuno di Milano. La scena sarda è mal organizzata e noi ci stiamo sbattendo per questo.

RF: Cosa vi ha spinto ad entrare nell’HH e perché vi ispirate proprio alla West Coast?

M: Vedi, come a te non piace il programma a me non piace la domanda. Noi nelle cose strane ci siamo nati, non possiamo farne a meno, è una nostra malformazione. E soprattutto non ci ispiriamo alla West: noi le storie di cui parliamo le viviamo, le facciamo e la musica ci uscirebbe per forza G-Funk. Non ci inventiamo la California e se non ci credete venite a farvi un giro con noi, perlomeno noi sul lungomare Poetto ci giriamo, non ci scattiamo solo le foto.

RF: Infine lanciate un messaggio o una dedica ai lettori di RESTO FUORI.

M: Ragazzi, per me il modo migliore per fare le cose migliori è strane fuori, quindi RESTATE FUORI! (anche di capessa).

Intervista estratta dalla Fanzine “Resto Fuori” Luglio 1997

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