INTERVISTE

SR Raza Intervista: Il Coraggio Della Ricerca Musicale

IGLESIAS _ Gli “S.R. Raza” nato come primo ed unico gruppo rap isolano tornano alla carica. Stavolta con una grinta inossidabile e con sede a Iglesias, loro città di appartenenza. Già dal 1987 il gruppo sardo ha scritto rime con l’uso del dialetto, partecipando attivamente alla vita dell’hip hop italiano, mentre nel 1992 si ha loro ascesa a livello nazionale e internazionale con interesse vivo della critica che li ha lanciati verso i canali alternativi della musica. S.R. Raza quindi rimane l’unica gang hip hop riconosciuta per aver introdotto la lingua sarda nelle sue rime esportando così un’immagine della Sardegna e di Iglesias decisa e forte, come orgoglio della differenza slang dei rioni iglesienti accompagnati da ritmiche soul funk e dal gusto solare isolano. «Abbiamo pensato molto in questi mesi di silenzio ma non di inattività _ sostiene Alessandro Sanna-Quilo _ e base portante del gruppo insieme a Fabio Leoni-Quido _. Dopo il periodo torinese seguito dalla prima fatica discografica “In Sa Ia”, leggendario esempio di rap sardo d’attacco e inseguito dalla critica musicale italiana per mesi, S.R. Raza attacca ancora con il mix “Vero Sardo G.” che ha suscitato in Sardegna una valanga di polemiche perchè il testo esalta la vera storia del re del supramonte barbaricino Graziano Mesina, poi il primo Cd “Wessisla”, 15 tracce di rap sardo con 6000 copie vendute: quasi un trionfo. «Ma adesso siamo in vena di cambiamenti _ aggiungono i ragazzi della gang _, cambiamenti radicali anche nel senso della maturazione metrica dei testi e della collaborazione con altri gruppi. E in più la discesa verso la strada, padrona dell’esistenza, con stretto interesse nei confronti delle minoranze sociali e del mondo giovanile. Abbiamo infatti suonato per la LILA e la ricerca di fondi per la lotta contro l’Aids e abbiamo in cantiere un concerto nel carcere minorile per far conoscere ai giovani la realtà dell’hip hop che in Sardegna va fortissimo». Per Iglesias si tratta dunque di un tesoro da non perdere, fonte di enorme innovazione culturale e sonora. I ragazzi operano adesso in una mansarda del centro città, usata come laboratorio sperimentale dei suoni seguendo la migliore tradizione Losangelica. Un posto angusto dove le macchine fanno da padrone e la tecnologia informatica è sostanza per le nuove creazioni di S.R. Raza. Ecco perchè il gruppo chiede maggiore interessamento da parte delle autorità comunali ancora ben lontane dall’intendere la questione musicale come fonte di rilancio di immagine e identità informativa. Già si prevede un contratto per la gang con una casa discografica major, occasioni rarissime per la Sardegna e per i suoi musicisti a parte il folk arrivato tra le mani di Peter Gabriel (ex Genesis) e degli studi Real World di Bath in Inghilterra. E loro, giovani dal coraggio indistruttibile, fuori da ogni contesto accademico hanno creato il loro sito Internet per uscire ed espandersi telematicamente. Ed è già pronta la nuova fatica inedita contenuta in una compilation «Undafunk Sampla 98, con il brano Si può fare di meglio che va benissimo nei locali alternativi. Oggi con la famiglia sarda riunita con sede ad Iglesias ci si prepara con l’animo rivolto al futuro e un piccolo studio (SR studio) dove nasceranno nuove produzioni studio e dal vivo e collaborazioni con altri musicisti del calibro di Indio, Raio e Micio P.. «Siamo orgogliosi di poter contribuire alla ricchezza culturale e musicale del mondo giovanile e della nostra città _ concludono Quilo e Quido _ ma abbiamo bisogno di più incisività nel creare eventi che richiamino un folto pubblico e una maggiore chiarezza contrattuale e programmatica col Comune e gli assessori che intendono portare avanti idee per una musica dalle strade oramai aperte, perchè Iglesias in fondo può avere l’energia propositiva di Londra, Berlino, New York oppure Los Angeles, se c’è voglia di fare. E noi siamo qui, ma potremmo anche essere là». Grande coraggio, tanto impegno. E molte risposte che arrivano.

articolo estratta da “La Nuova Sardegna”

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