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Biggan – Original Sound of Sa Rodìa | Recensione

Biggan Nasce nel 1986 ad Oristano, nella zona di Sa Rodìa, (Oristano nord-ovest). Cresce a stretto contatto con generi musicali completamente diversi dal rap, che inizia a conoscere intorno al ’98 ma ad apprezzare solo intorno al 2000. Periodo nel quale scrive i primi testi e prova a registrare il primo materiale su cassette, non avendo nè computer nè alcuna altra attrezzatura. Nel 2003 “l’inizio” vero e proprio, segnato dalla collaborazione nel disco della Maluentu, nel pezzo “Questi mc’s”. Da lì in poi escono diverse collaborazioni con altri gruppi Oristanesi e, a cavallo tra 2003 e 2004, esce il suo primo demo, “Oristano by night”, prodotto quasi interamente da se stesso, con alcune collaborazioni. Il disco, immaturo dal punto di vista del suono, sia qualitativamente che a livello di varietà stilistica, gli permette comunque di iniziare a mettersi in mostra nella scrittura, con metodi diversi rispetto alle classiche produzioni Oristanesi. Il 2004 è anche anno di numerosi live, sparsi un pò per tutta l’isola, a jam, freestyle contest (con ottimi piazzamenti), concorsi, feste dell’arte e festival vari. Nel 2005 arriva il bisogno di un prodotto più maturo, più pensato, con nuove produzioni e nuovi testi. Arriva così il secondo disco, “Fame & Denaro”, che vede Biggan impegnato come in precedenza anche in veste di produttore. Il disco riscuote maggiori consensi del precedente, sia a Oristano, che al di fuori della provincia, ma viene portato pochissime volte in live, a causa di impegni di lavoro. Sempre nel 2005, con i pezzi rimasti fuori da Fame & Denaro, Biggan mette assieme sei tracce, che andranno a comporre un mini-demo, con tre produzioni sue e tre strumentali americane. Questo mini-disco, titolo “Vi presento…”, ha un suono e un impronta diversi dai precedenti, suona molto più personale, con produzioni che sconfinano nella musica elettronica e beat da club, oltre alle classiche strumentali rap americane. Anche i contenuti sono molto più personali e sofferti rispetto alle precedenti uscite, i testi più completi e la metrica più studiata. In questo disco si nota un cambiamento, un tentativo di evoluzione, dalla scrittura più rapida e diretta da “adolescente incazzato” a quella più matura e ricca di citazioni che contraddistingue ogni pezzo di Biggan da sempre, ma soprattutto appunto da quest’ultimo disco in poi. Tuttavia il flow, a causa dell’evoluzione in corso, e la metrica, risultano un pò legnosi e troppo poco sciolti, si tratta di un disco che sta a metà tra uno stile preciso e l’evoluzione di esso, non ancora del tutto delineata. Questo processo evolutivo, che si stabilizza giungendo a un ottimo livello nel nuovo mixtape “Original Sound of Sa Rodìa”, non riguarda solo i testi ma anche il metodo di scrittura. In continuo cambiamento e alla continua ricerca di nuove rime, nuove immagini e visioni per far scaturire nuove emozioni nella mente degli ascoltatori, nuovi richiami storici o all’attualità, a cui ogni pezzo è strettamente connesso. Questo mixtape vede le partecipazioni al microfono di validi mc’s della scena Sarda e, ad alcune produzioni, di Fix (Repaired Beats), che dà un valido apporto con tre produzioni originali e che senza dubbio arricchiscono la varietà musicale del mixtape. Si va dalla base con forti influenze dub, usata da Biggan in featuring con Nepa per un freestyle studio, alla base con sonorità che richiamano il reggae nel pezzo “Stanotte scappo (She don’t know)”, per arrivare al visionario, sperimentale e metaforico beat hardcore di “Tech is killing us”. Per quanto riguarda gli mc’s, si inizia con Kapo, Oristanese del gruppo Sintesi, che per il pezzo “Penso a me stesso” sforna un ritornello nuovissimo, sperimentando uno stile diverso dal suo solito; si tratta infatti di un ritornello non rappato ma cantato e intonato. Poi l’apporto importante di altre due figure di spicco della scena Sarda, Nepa e Sparra (Asthra Gubba), due mc’s Sassaresi, tra i più validi nell’isola. Con Sparra un pezzo pensato, “sofferto”, a metà tra confessione e liberazione dalla troppa “Ansia”, tramite un testo ricco di immagini tipiche di questo stato. Con Nepa, oltre al classico freestyle “quattro a testa”, ci sono altri due pezzi. Uno, “Merce rara”, vuole rimarcare l’importanza del modo in cui le cose si raccontano, la scrittura ricercata, le rime, l’impostazione metrica, le argomentazioni. L’altro, classico pezzo da mixtape, “Rap Fast & Furious”, è composto da una “connection” tra i due mc’s, con sedici barre a testa, senza ritornello, su beat di Timbaland. Argomenti e attitudine da “piazza” per questo pezzo, basato più sull’impatto della metrica, delle rime e degli argomenti, che su un qualsiasi messaggio di fondo. Si trovano anche tre produzioni di Biggan all’interno del mixtape, e si va dalla classica base con giro di piano, a suoni più personali e che più si avvicinano al suo genere che sta andando pian piano definendosi, con suoni elettronici e beat “non convenzionale”, passando attraverso al classico beat costruito con campionamento. Il mixtape segna dunque un passo importantissimo nel percorso musicale di Biggan, che a questo punto, ha quasi completato la sua evoluzione stilistica, fissando un certo tipo di standard che si può sentire anche nei numerosi inediti usciti poco prima dell’uscita del mixtape. Una scrittura complessa e densa di significati e riferimenti a storia, cinema, personaggi, arte in genere, che a volte lascia posto a rime più terra terra e dirette, se si parla di vita di tutti i giorni, e quindi le esperienze personali e tutto ciò che succede intorno, e si va appunto dagli zarri che corrono davanti a casa, alle panchine dei giardini, alla droga, alle delusioni e, infine, alla voglia di andare via e trovare una svolta, quindi, ai sogni.

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