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Ruido – 4/4 | Recensione

Scomodando Lou X, si potrebbe dire che a volte ritornano e a volte i ritorni sono tanto inaspettati quanto graditi.
Nel caso specifico ad essere ritornano è Ruido alias Ruido Zerocloni.
Chi è Ruido? La domanda è lecita. Io stesso in un primo momento mi sono trovato disorientato, prima che due righe ritrovate su qualche sito mi illuminassero.
Ruido, mc e produttore, faceva parte degli SR Raza. È troppo chiedere che tutti voi vi ricordiate di loro, ma chi era in giro negli anni ’90 probabilmente si ricorderà di questa formazione sarda, che produsse alcuni dischi degni di nota.
Finita da tempo l’esperienza SR, Ruido si presenta con un disco solista, tanto poco pubblicizzato quanto interessante.
Rimanere stupiti dalla qualità di un disco è una delle sensazioni migliori per chi lo ascolta.
Ti toglie l’imbarazzo di dovere fingere con l’artista che ti sia piaciuto, ti evita di scrivere cose che forse non pensi proprio al cento per cento, mascherando lo scarso apprezzamento con delle parole di circostanza e se sei proprio fortunato ti regala un nuovo disco da mettere nello stereo della macchina.
Ora, non ho ancora deciso se 4/4 finirà nella mia scalcagnata Y10 Junior d’epoca, dove per epoca s’intende troppo vecchia per stare ancora in strada, quello che ho deciso è che è un disco che merita una recensione positiva.
Ma vediamo di entrare nel vivo della recensione.
4/4 è un disco strano per i canoni del rap italiano del momento, fatico molto a trovare un termine di paragone, sia per quanto riguarda il suono, che per i versi.
Le batterie sono piuttosto new school, i beat carichi, gonfi di synth caldi, riff di chitarra e spruzzi di sample giocati con una certa classe, le parole semplici, prive di tecnicismi inutili eppure ricche di senso.
La cattiva notizia, per chi se ne cura, è che di punchline non c’è neanche l’ombra, la buona è che non è difficile vedere un’idea dietro i pezzi che compongono questo disco e che le tracce sono concepite come delle vere e proprie canzoni e non solo come intro+strofa+rito+strofa+rito+strofa+outro.
L’idea di fondo, salvo alcuni passaggi è quella di raccontare la vita dell’artista, con un’attenzione particolare al panorama sociale e un’ironia che permea molte tracce del disco, una su tutte Vacanze a Sharm, che maschera dietro un’attitudine piuttosto catchy un’ironica critica agli stereotipi da italiota medio.
Poco le collaborazioni, tra cui spunta il nome di Dan T, per un disco che rappresenta un vero sforzo solista, tanti gli spunti interessanti, per un disco che, senza essere eclatante, si ritaglia un discreto spazio nell’orecchio dell’ascoltatore.

Recensione pubblicata su “From The Court”

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