INTERVISTE

Giocca Intervista: IRFC

Giocca, membro del Woodoo Clan, può ormai essere considerato un “veterano” della scena sassarese, dato che ha incominciato a rappare nel lontano 1994.
In questa intervista esclusiva, afferma quelli che secondo lui sono i pregi e i difetti della scena di oggi, e ci anticipa i suoi progetti futuri

1) Il tuo ultimo EP,IRFC, contiene rap in quattro lingue diverse: italiano,inglese,francese e tedesco.
Che cosa ti ha spinto a lavorare su un altro progetto internazionale dopo Giocca Trophy 07 – Paris Tatthari – The Hip Hop Mixtape Adventure?

Vivo quotidianamente a stretto contatto con persone di origine e nazionalità diversa da quella italiana, quindi l’idea di formare un gruppo internazionale è nata abbastanza naturalmente. I miei progetti da qualche tempo a questa parte sono un po’ tutti “internazionali”; coinvolgo artisti ed amici che hanno velleità artistiche a prescindere dalla loro provenienza. La musica unisce persone molto diverse; l’hip hop secondo me attecchisce meglio in società dove il meltin pot è di casa. Dove convivono più culture l’hip hop è più sviluppato, da quello che ho visto in giro nei pochi paesi in cui ho vissuto.

2) Di recente, hai contribuito a creare una band funky hip hop dal nome “Bucce di Giocca”.
Come mai da qualche tempo a questa parte ti stai dedicando ad altri generi quali il funk e l’elettronica?

Mah, ti dico la verità, io non considero l’hip hop come un genere musicale. Credo che abbia dei canoni propri, certo, ma è un filone musicale che si basa sulla reinterpretazione e la citazione di altri filoni musicali. Quindi, puoi fare rap su una canzone di musica classica, jazz, reggae o elettronica e farlo suonare hip hop.
L’elettronica è stato un esperimento: volevo tirare su un progetto senza campionamenti che suonasse personale. L’elettronica è usata oggi da molti produttori e volevo cimentarmi anche io portando la mia salsa e il mio gusto.
Il nostro progetto Bucce Di Giocca in realtà nasce per trasformare le mie canzoni su basi “campionate” in pezzi strumentali. La radice della mia musica è il funk, il mio rap è funk moderno. Per me è la stessa cosa, un tutt’uno con l’hip hop. È l’inizio dell’hip hop. Stesso discorso per il reggae. Anche se molti storcono il naso, se studiassero un po la storia della musica di origine africana (black music) si renderebbero conto da dove viene quello che facciamo oggi, e non mi riferisco solo al rap, parlo anche del rock, della tecno, e di tanto pop come lo conosciamo oggi.

3) Oltre che essere rapper e produttore, sei anche un writer.
Cosa ha apportato nel tuo metodo di fare rap il writing?

Il writing è stato una scuola di vita. Decidi di essere un artista, ma anche un vandalo deviante (rispetto al pensiero comune medio) e tra l’altro non lo fai per guadagnarci, lo fai perché hai voglia di essere notato, perché vuoi lasciare il segno nel tempo, per dare una scossa alla gente “normale”. Sicuramente questa attitudine si è trasferita nel rap. Il fatto di sfottere il sistema sociale in cui viviamo, essere al limite della legalità per una causa solo mia, mi ha dato la voglia di non mollare mai e lottare per le cose in cui credo. Anche la cura dei particolari, lo studio della forma e del contenuto, sono metodi che ho traslato dal writing al rap.

4) Ti sei contraddistinto nella scena per l’attaccamento alle tue radici, con canzoni come “La Storia Hip Hop di Sassari” e progetti come il 4MAQ (4 Mori,4 Arti,4 Quarti).
Avendo vissuto e tenuto concerti in Francia, dove si trova una delle scene hip hop più floride d’Europa, secondo te alla scena sarda manca qualcosa per stare al passo delle altre scene europee?

Mi complimento per il vostro progetto e siamo disponibili come associazione 4MAQ a collaborare per materiale e informazioni per il vostro blog. A breve pubblicheremo un web site del 4MAQ!
Come dicevo all’inizio, i paesi dove ha attecchito maggiormente l’hip hop sono quelli dove c’è più meltin pot, dove la società è più multiculturale. L’Italia rispetto alla Francia , agli USA ha un’integrazione diversa storicamente, siamo un popolo che ancora è ignorante di altre culture non italiche. Già la prossima generazione di italiani avrà una grande componente di origine extraeuropea, e vedremo quanto questo mix di popoli porterà una ventata di apertura culturale immensa, che si manifesterà anche sulla musica e chiaramente sull’Hip Hop, cultura Meticcia per eccellenza.
Alla scena sarda e italiana manca innanzitutto questo: Gli italiani e i sardi (per la maggior parte) non sono ancora pronti per questo stile, questi codici, questi linguaggi. Certo è che rispetto a dieci anni fa c’è un evoluzione in questo senso enorme. E siamo solo all’inizio. Trovo che di artisti sardi ed italiani ce ne siano di buonissimi: il fatto è che facciam fatica ad essere capiti dalle masse: l’hip hop sembra a molti italiani ancora una cultura non “nostra”.
Una cosa che poi manca alla scena sarda è la professionalità. Non degli artisti, quanto dei promoter, di manager musicali, di figure professionali che sappiano farci arrivare a più gente possibile. Qui purtroppo ci sono artisti che meriterebbero più di altri, ma se non vai a Milano o in grosse città europee è difficilissimo riuscire a trovare opportunità per crescere oltre i confini sardi. Se non c’è gente che investe negli artisti, questi rimangono senza ali e non riescono a migrare. Quindi a stare al passo con altre scene. Purtroppo al giorno d’oggi non conta solo la bravura, quanto piuttosto la visibilità che riesci ad avere per mostrarla.

5) Di recente ,a Sassari, hai vinto con le Bucce di Giocca l’accesso alla manifestazione nazionale per gruppi emergenti MArteLive 2011.
Sono previsti dei live solisti o con il Woodoo Clan a breve, o ti dedicherai al 100% al tuo gruppo?

Sebbene abbia iniziato questa avventura importante con le Bucce, manterrò i miei progetti musicali paralleli. Ho date in programma come solista in tutte le situazioni in cui non sia possibile portare una megaband di 7 elementi. Sto lavorando a nuove canzoni su beats dei migliori produttori del sassarese, e usciranno alcune mie canzoni sul disco “Esse Esse War Volume 2” prodotto da Morto Che Parla. Parteciperò al disco con Moza del Woodoo: “Sangue di Giuda Vol.2”. Un progetto del Woodoo Clan dovrebbere prendere forma nei prossimi mesi. Quest’estate, con le BUCCE DI GIOCCA, cercheremo di fare più date possibili in giro per la Sardegna, per far conoscere il nostro FunkHipHopRootsRap Astrotemporale. Ci dedicheremo al gruppo al 100%. Creeremo dei nuovi pezzi in saletta e ne arrangeremo di vecchi preparando un live potente in vista del concerto a Roma alle finali nazionali del Martelive.

Ti ringraziamo per l’intervista concessaci e buona fortuna per il MArteLive 2011.

Intervista by Alessio Amato

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