INTERVISTE

Infa Intervista: Psychodeath EP

Infa, mc di Assemini (CA), è stato un membro dello storico gruppo rap “La Kasbah”.
In quest’intervista,ci parla del suo ultimo album, “Psychodeath EP (7 keys to unlock the mind)”, e ci spiega il suo particolare modo di intendere e fare musica.

1) Recentemente è uscito il tuo secondo lavoro da solista, “Psychodeath EP (7 keys to unlock the mind)”.
Cosa ti ha ispirato a creare questo concept album?

Ciao a tutti! Principalmente la necessità di tornare con qualcosa di esclusivamente mio, troppo tempo è trascorso. Altri titoli intanto uscirono, come l’ispido Numero Zero (cui molto devo a Cizin, artefice del progetto). Tuttavia è solo “abbaiando” in solitaria che ho sempre trovato massima espressione. Va comunque precisato, con mio grande rammarico, che il discorso La Kasbah può oggi definirsi concluso.
A livello concettuale, spirituale, Psychodeath è sicuramente attraversato da un’indefinibile linea di morte. Condizione che in qualche modo riflette un mio canonico stato di rassegnazione morale. In realtà l’elemento spiazzante è stavolta la capacità con cui si è forse imparato a sorridere di questo. Ricorrenti sono infatti l’ironia, il non-sense, il clownesco. Ricorrenti le sonorità spaziali, le interferenze. Ricorrente è il numero sette. Senza dimenticare le incalcolabili citazioni cinematografiche, oltre che astronomiche. Fortemente enigmatico, l’incipit del disco verte su di una sorta di “Trilogia della certezza” (da me spudoratamente idealizzata) secondo cui Tutto può cambiare- Tutto finisce- Tutto ricomincia. Trilogia rispettivamente analizzata nei primi tre brani dell’album. L’eclissi in copertina sta proprio ad indicare quel periodo buio che tutti attraversiamo, consapevoli che in fondo sarà solo questione di tempo. E che una nuova luce sta certamente per tornare a splendere. È un disco di solitudine, perdizione. Ma anche di speranza. Sentimento probabilmente da coltivare altrove.

2) L’ultima traccia dell’album, “Fuori dal mondo”, dura ben 12 minuti, una durata inusuale per un brano rap.
La domanda viene spontanea: come mai creare un pezzo così lungo?

Giustissima osservazione. Premesso che la traccia (quella effettiva) termina intorno al quinto minuto, ciò che successivamente accade è solo un mio MALATISSIMO infinito salto al di là del più lontano angolo d’universo attualmente conosciuto (Abell 1835 IR 1916). Metaforicamente parlando si tratta in realtà di un’indagine al di là di noi stessi, oltre ogni nostra conoscenza, ogni nostro limite di pensiero. Ovvero ciò che è ignoto non deve spaventarci, tantomeno distoglierci dal guardare avanti. Fuori dal mondo insomma, laddòve magari trovare le risposte che qua non abbiamo.
A livello musicale poi DETESTO le scontatezze. Adoro impreziosire il più possibile (effettistica, irruzioni sonore, interludi cinematografici), stupire l’ascoltatore. E adoro i silenzi. Un disco può venir raccontato anche attraverso quelli. Dodici minuti (di cui 7 finali) come atto conclusivo di un vero e proprio viaggio ai confini dello spazio.

3) Nella front cover dell’album compare la seguente frase, detta da Tolomeo: “Benché sia mortale, e sappia di essere nato per un giorno soltanto, quando seguo per mio diletto la fitta moltitudine delle stelle i miei occhi raggiungono l’infinito”.
Cosa significa per te quella frase, e perché l’hai messa proprio in copertina?

Trovai quel virgolettato in un libro sull’universo ricevuto da bambino. Diciamo che, quale inguaribile Pesci, romantico sognante ALLUVIONATO che sono, a me l’universo ha sempre affascinato. Spesso sento il bisogno di fuggire da tutto, ritrovarmi da solo in piena notte fuori città a fissar le stelle. È in quei momenti che riesco a far chiarezza, a ristabilire un contatto con me stesso. Estraniarmi da quella piatta monotonia terrestre. E benchè mortali, benchè confinati fra il primo e l’ultimo dei nostri giorni, ciò che almeno da quaggiù ci è concesso è appena uno sguardo sull’infinito. Tutti noi poi abbiamo una possibilità, unitamente ad un obiettivo. Non importa quanto esso sia distante. Conta sapere che in realtà almeno un punto d’arrivo esiste. Perché limitarsi a ciò che ci è più vicino? (“Perché inseguire il Sole quando puoi avere Antares?”).
Quella frase ho voluto isolarla da tutto il resto, come chi è solo davanti all’immensità dell’universo. Come il silenzio dell’infinito che ci avvolge.

4) “Chronicles (Bang Back)” è il tuo primo video, nonostante tu rappi dal lontano 1998.
Che cosa ti ha portato a fare questo passo in avanti, dopo così tanto tempo?

Ahah! Semplice, sequestro di persona! Scherzi a parte, mia gravissima debolezza è stata quella di non aver creduto abbastanza nello strumento mediatico “Internet”. Recentissimi sono il mio canale YouTube, il mio profilo Facebook. Vero è che il video è oggi ultima nuova frontiera dell’autoproduzione, tassello immancabile a fini promozionali. Sicuramente già qualche anno fa avrei potuto pensarci, tuttavia sono contento che il primo sia stato una traccia come Chronicles (idea venuta solo all’ultimo). Nel video ho voluto divertirmi (e divertire), prendermi non troppo sul serio, sorridere a chi mi guarda. Io sto con tutti, scherzo con tutti. E questo ho voluto implicitamente trasmettere. Cose del genere non faranno mai male. Specie da queste parti, qui dove l’astio, l’invidia, l’insulto gratuito sono all’ordine del giorno. Insomma, tutti a gara a chi ce l’ha più lungo. Nostra piaga è la diffidenza in fondo. Difensivismo tradotto in arroganza. A me non serve fare il bullo che non sono. Come diceva qualcuno, “Non abbiate paura..”.

5) Nel video compare chiaramente un cartello con la pubblicità di Hip Hop Zone.
Come mai? Che effetto ti fa sapere che presto il portale di Hip Hop Zone riaprirà entro questo mese?

Io credo che MAX LELLI (e chi non lo conosce provveda) sia una delle persone più buone, vere e leali che io in quest’ambiente abbia mai conosciuto. Parto da questo. Per me che Hip Hop Zone è prima di tutto il frutto di una sua passione, che con noi ha voluto condividere. Qualcuno questo l’ha forse dimenticato. Io che son cresciuto con quella trasmissione, io che quelle puntate le registravo (e che spesso riascolto), io che nelle sue parole vedevo l’importanza, il valore, la storia del rap americano nella sua vastità, ricordarlo nel video mi sembrava doveroso. Seconda strofa parlo proprio di quegli anni, quando con quei nastri creavamo mixtape, da ascoltarci magari bivaccando su qualche panchina a Vodka e Tarallucci. Dalle auto sentivi uscire The real Slim Shady. Dalla nostra radio sentivi uscire Today’s Math.
L’idea che almeno il sito stia per riaprire mi esalta, non aspetto altro. Sentir tornare Max in radio sarebbe un sogno. Niente è impossibile. D’altronde, anche la Luna non è poi così lontana.

Grazie ad Infa per quest’intervista rilasciata in esclusiva.

Ringrazio voi, ringrazio chi a leggere questo ha dedicato un minuto del suo tempo, ringrazio chi ancora oggi ascolta la mia musica. Love U all.

Intervista by Alessio Amato

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