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Infa – Psycho Death | Recensione

Infa, Mc e writer di Cagliari, componente dell’ex duo La Kasbah, ci presenta il suo secondo disco
solista. Dopo “L’anima del male” (2005) arriva “Psycho Death – 7 Keys to unlock the Mind”.
Se il titolo non è bastato ad attirare la vostra attenzione, vi preannuncio che il disco è composto da
sette tracce, la cui durata complessiva è di ben 44 minuti. Se nemmeno ciò vi spinge ad ascoltarlo
allora è meglio che vi spieghi cosa avete davanti.
Psycho Death suona come un classico disco rap, la ritmica è quella, ma i suoni sono più particolari,
cupi, distorti, onirici, fantascientifici, orrorifici; prodotti interamente dallo stesso Infa, si adattano
perfettamente al suo timbro vocale, ruvido, graffiante, ma più chiaro rispetto ai suoi precedenti
lavori, dove spesso ricordava quello di Kaos, ora suona più maturo e personale e si discosta da
quello del noto rapper italico.
Quello che più colpisce sono sicuramente le tematiche del disco e chi ha letto l’intervista allo stesso
Infa presente qui nel sito sa di che parlo (e chiunque non l’abbia fatto si appresti a farlo). Le sette
tracce, in cui l’ mc rappa da solo, senza nessun feat. sono un vero e proprio viaggio mentale
dell’artista, un viaggio allucinato, distorto, astratto, tra citazioni cinematografiche, letterarie e
musicali. La mole di citazioni è così grande che spesso creano da sole il testo di una canzone. Per
molti questo può essere visto come un no-sense testuale, di fatto alcune tracce, se ascoltate
superficialmente, possono risultare tali, ma è proprio questo il lato particolare. I pezzi sono
ascoltabili e godibili in entrambi i modi. Farsi guidare, senza dar troppo peso e interpretazioni al
testo, o cercare i significati nascosti dietro quest’ultimo, crea due esperienze d’ascolto differenti ma
godibili entrambe alla stessa maniera. A voi la scelta, io personalmente ho scelto la seconda strada.
Qualunque sia quella che scegliate voi, ripeto, il disco scorre, dalla prima traccia “A un minuto dalla
Fine”, all’ultima “Fuori dal Mondo”, passando per “Chronicles (Bang Back)” sino alla bellissima
“Oblivion Park” senza pesare, nonostante duri ben quarantaquattro minuti, conditi da spezzoni
cinematografici, suoni misteriosi, interferenze che fanno da collante per le varie tracce.
Nota positiva per la grafica del disco, dove in copertina un eclissi ci anticipa l’ascolto e, dietro essa,
la stella di Antares, nella costellazione dello Scorpione, ci fa capire dove il disco ci porterà.
Psychiodeath lo definirei uno di quei dischi rari, particolari, che anche se non entrano nell’olimpo
del rap, si fanno ricordare per la loro originalità, data, nel caso di Infa, da tematiche non canoniche
per il rap stesso, ma affrontate in maniera seria e matura dall’Mc. Un disco che sta alla musica hip
hop come un film indipendente sta al cinema. Consigliato.

“Ed è chiaro, non c’è futuro senza ritorno/ Se è giusto o sbagliato uccidere Sarah Connor/
Che non ci spaventa Il buio oltre la siepe/ T-1000, Robert Patrick, Danny Trejo, Machete/
Slow Club, Velluto blu, David Lynch/ Con più ambiguità qua che in The Blair witch/
Side project, Soldato Joker, Full metal/ In fuga verso un altro pianeta/
Istinto cosmonauta, luce riflessa/ Pegaso 51 verso la salvezza/
Sette gradi sotto l’orizzonte/ Non c’è vita qua dove il sole non sorge/ “ Infa

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