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Salmo – Death USB | Recensione

Il 2011 è stato l’anno di Salmo e, da come si sono messi questi primi mesi, probabilmente lo sarà anche il 2012. Su “The island chainsaw massacre” è stato speso tanto inchiostro: il suo prepotente ingresso nella scena (a seguito di diversi demo autoprodotti), i suoi video allucinati (tanto di cappello alla Machete Productions, progetto parallelo a quello musicale), la sua maschera. Il ciclo si ripete: nuovo video, “Il pentacolo”, nel quale il giovane mc sardo descrive la macchina del music business come un carrozzone circense capitanato dal diavolo, che ti obbliga a vendere l’anima firmando un contratto discografico col simbolo della stella a cinque punte inscritta nel cerchio; nuova maschera, della quale potete trovare il making of nella “Salmo Death USB”, una chiavetta disponibile nell’edizione limitata di 666 pezzi. E l’EP, appunto, “Death USB”, che nasce in una sola settimana e nel quale Salmo si lancia in una full immersion di nottate in studio – il nostro infatti, per un disturbo del sonno, dorme di giorno e vive di notte. Quest’alterazione si percepisce nelle atmosfere scure dei dieci brani, che si addentrano sempre più nelle tonalità rosse e nere dell’horrorcore, strozzando i pochi spiragli di luce e di aria fresca. Ma non vi vengano subito in mente gli scontati parallelismi con quelli che sono i soliti nomi provenienti dagli USA: pur avendo ovvie analogie con le tematiche della Psycho+Logical e addirittura con le atmosfere dei primi Gravediggaz, Salmo non c’entra proprio un cazzo con questo genere di sonorità; Salmo è Salmo e trasferisce le sue visioni sia nei testi che nelle basi. Un Rap semplice ma incisivo, che punta tutto sul significato più che sul significante, sull’enfasi e sul timbro della voce, sulla vivida descrizione delle immagini, sfuggendo a tutte le banalità dei facili splatterismi tanto in voga tra gli adolescenti del Rap. Le passate esperienze musicali si riversano all’interno delle sue produzioni, contaminate dalla Dubstep, intorpidite dal Metal, intossicate dalla Techno. Ma, rispetto a “The island chainsaw massacre”, dietro ai tasti qui c’è spazio anche per tre collaborazioni: in “Narcoleptic verses pt. 1” Dj 2P segue le tracce del titolare, compattando gli effetti e sintetizzando i suoni (ottimi anche i featuring di Primo ed Ensi), nella titletrack Belzebass spinge pesantemente sui toni Dubstep, infine in “Demons to diamonds” Fritz Da Cat confeziona una bellissima perla che riporta il disco in territori più Hip-Hop (e tuttavia il sample viene utilizzato proprio come su “The Whistle” di RZA). Non ci dilunghiamo troppo sulle singole tracce, i ventisei minuti di “Death USB” sembrano pochi ma si fanno ascoltare e riascoltare di getto, così come sono l’ideale per pogare sotto a un palco. Se non fosse chiaro, a prescindere dalla buona riuscita di pezzi come “Il pentacolo” o “L. Fast & D. Young” (anticipato da un bel live video), la risposta che si ricava dall’ascolto di “Death USB” è che Salmo non è un bluff, ma un talento sul quale riporre più di una speranza. Con o senza Tanta Roba alle spalle.

Reviewed by Moro & Bra

fonte: http://www.rapmaniacz.com/old_site/SalmoDUSB.htm

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