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Il Doge – Dal Ventre Dell’Ira | Recensione

Il Doge, nome d’arte di Alberto Garufi, è un rapper cagliaritano all’esordio sulla scena. Come tanti giovani che tentano di attirare l’attenzione del mondo Hip-Hop, anche Il Doge si ritrova a presentare un disco globalmente bilanciato, potenzialmente valido ma non esente da un buon numero di pecche. Quella principale – ed è davvero comunissima, anche presso mc’s più scafati – sta nel faticare a trovare una propria personalità artistica e ovviare a questa mancanza appoggiandosi su modelli già esistenti. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la scena italiana non stenterà a riconoscere l’intonazione di Raige nella dinamica della voce del Doge, ad esempio (“Total eclipse” sembra tirata fuori di peso da “Tora-Ki”). La scelta delle tematiche – eccezion fatta per qualche ottimo spunto di cui parleremo – rimane abbastanza stabile su quelli che sono gli argomenti affrontati da qualsiasi rapper emergente e la scrittura, per quanto solida, necessita di maturazione; il nostro pecca di inesperienza, soprattutto scivolando su punchline già sentite, come <> o <>. Scorrendo la tracklist incontriamo i classici pezzi intimistici (“Total eclipse”, “In senso contrario”), quelli – altrettanto classici – in cui viene rivendicato l’orgoglio per la propria personalità e per la propria musica (“Tu non fiatare”), qualche anthem da battaglia strabordante di punchline (“16 cazzotti sull’addome”) e qualcosa di più leggero e spensierato (“Merda romanzata”, in cui Mefisto sfoggia una bella voce e uno stile sciolto). Anche “Vorrei la pelle nera” rientra in quest’ultima categoria, ma vince la palma per il pezzo più originale dell’album, molto ironico e intelligente. Altri due meritano una menzione speciale: lo storytelling di “Voci dell’anima” (oltre al fatto che i tentativi narrativi sono talmente rari da essere sempre apprezzabili, la scelta del tema è originale e, immagino, mai affrontata in un pezzo Rap) e “Non ho mai detto”, con le sue strofe costruite intorno a un’idea abbastanza interessante. Globalmente parlando si respira, per tutta la durata del disco, un’atmosfera sempre orientata all’hardcore. Non aspettatevi niente di troppo sanguinolento, in realtà; è piuttosto una violenza nell’interpretazione, che riflette la decisione delle liriche, caratterizzate da un gusto misantropo e titanico. Se cercate Rap splatter rivolgete l’attenzione altrove, il disco in questione è un buon prodotto di presentazione ufficiale per la scena, seppure non sia immune da pesanti sbavature, dettate, come detto, soprattutto dall’inesperienza. Abbiamo, tuttavia, una serie di idee molto interessanti, che lasciano ben sperare e fanno intravedere un ampio campo di crescita e di miglioramento artistico per i progetti futuri dell’artista.

Reviewed by Riccardo Orlandi

fonte: http://www.rapmaniacz.com/old_site/IlDogeIra.htm

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